La Nostra Storia

© Foto di Lorenzo Pallini

la fiducia di credere in una grande visione

Siamo Silvia Bonomi e Riccardo Benedetti, una coppia di ragazzi innamorati tra loro e del loro territorio: i meravigliosi Monti Sibillini.

La storia della nostra attività nasce nel 2008 quando, dopo esserci incontrati ed innamorati tra noi, sfogliammo insieme alcune vecchie fotografie di mio nonno, Giacomo Bonomi, pastore di Campagnano di Roma, transumante nella vallata di Ussita (Mc) fino al 1943.

Rimanemmo entrambi colpiti dalla presenza, sia in alcune foto scattate a Campagnano di Roma che ad Ussita, di pecore particolari, diverse dal solito.

Pecore dalla lana vaporosa, abbondante, dall’aspetto rustico e al tempo stesso antico, animali solidi, robusti e frugali con cui i nostri nonni, ed i loro predecessori prima, avevano sfamato le loro famiglie contribuendo alla nascita di un’economia florida e fiorente su quegli Appennini che divennero presto popolosi e popolati grazie al commercio e alla filiera che ruotava attorno a questi animali, costituita principalmente dalla lana.
In parole povere, lo sviluppo completo e rapido dell’entroterra Marchigiana grazie ad una pecora.

La Sopravissana, appunto.

 

Fu amore a prima vista!

Ci mettemmo subito alla ricerca di alcuni capi da acquistare per avviare un nostro piccolo allevamento amatoriale, ma con sommo sgomento ci rendemmo conto che la situazione di questa pregiata ed antica pecora versava in una condizione critica: la razza nata e diffusa nell’Alto Valle Nera, volano economico dei piccoli paesi del nostro Appennino, era praticamente estinta!

Circolavano in tutto il Centro Sud, in cui avevamo avviato la ricerca, solo pochissimi soggetti veramente simili a quelli delle foto in bianco e nero che ci avevano molto colpito. Pochissimi, da contarli sulla punta delle dita, e molto poco valorizzati. 

I pastori incontrati lungo il percorso di ricerca, ormai presi da razze quantitativamente più produttive, ne tenevano giusto un paio per gregge, “a scopo affettivo“… così ci fu detto.

La maggior parte degli animali che invece trovammo lungo l’infinito peregrinare alla ricerca di una buona base di partenza, avevano subito meticciamenti e incroci vari negli anni, da essere ormai irriconoscibili, totalmente differenti da quelli nelle antiche foto, e quindi inutili al nostro progetto.

 La ricerca si fece serrata: girovagammo in lungo ed in largo mezza Italia, sotto la guida esperta di due importanti figure che conoscemmo lungo il nostro percorso (di cui vi parleremo meglio nel Blog…), acquistando solo pochissimi animali che ritenevamo validi per essere inseriti nel nostro programma di recupero della razza.

Capimmo subito di non poter puntare a grandi numeri, e che in una situazione drammatica di erosione genetica cui era sottoposta la povera Sopravissana, quantità e qualità non avrebbero potuto combaciare per un lungo, lungo periodo.

 

Poche ma di qualità

Iniziammo il nostro lavoro con una decina di pecore, di età e provenienze svariate, seguendo per filo e per segno i consigli degli esperti di razza dell’Associazione Nazionale della Pastorizia.

Allevammo solo la progenie migliore, cedendo gli altri soggetti nati meno in standard a persone comunque appassionate e volenterose di poter intraprendere un percorso simile al nostro, fatto di crescita e studio, volto al recupero della razza.

Facemmo, quindi, un discorso prettamente di “qualità“, lasciando la “quantità” a chi mirava ad un allevamento di altro tipo, come latte e carne.

Il nostro scopo, invece, rimaneva quello di poter ripopolare numericamente e qualitativamente la razza, intraprendendo, come settore primario, la vendita di soggetti idonei al ripopolamento, in aggiunta a quello che al tempo dei nostri nonni era stato volano per l’economia locale: la lana!

Al momento, dopo 11 anni di attività, le nostre due aziende, mia e del mio compagno, contano una settantina di capi a testa, per un totale di circa 150 animali iscritti (e valutati) al Registro Anagrafico della razza ovina Sopravissana.

Non è nostra intenzione aumentare il carico numerico degli animali, al fine di poter continuare a garantire loro un alto standard qualitativo di vita e benessere, impossibile da applicare in aziende sovraffollate. Negli anni a venire, vorremmo perfezionare sempre di più i nostri animali, investendo nell’acquisto di arieti (maschi) miglioratori come stiamo in effetti già facendo, al fine di poter cedere soggetti sempre più simili a quelle meravigliose foto in bianco e nero di tanti, tanti anni fa…

Sopravissana News

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Mirtillo cresce…

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